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Tutto iniziò nel 1921. Nasceva allora lo storico panificio Ciolini di Montemurlo, grazie all’intraprendenza di nonno Oliviero Ciolini, che rilevò le licenze dopo il fallimento della storica “banchina” (la bottega della cassa rurale), dopo essersi ristabilito da una brutta ferita rimediata durante la prima guerra mondiale. Novant’anni di tradizione e di esperienza, tramandati di padre in figlio, per servire pane caldo e fragrante ai montemurlesi (e non solo). Nonno Oliviero, con gradi sacrifici, riuscì a metter in piedi, non soltanto un forno, ma una vera e propria bottega dove si trovavano articoli di ogni sorta, da quaderni e penne per la scuola, fino ai vestiti di tutti i giorni e ai generi alimentari più disparati, passando addirittura per il petrolio. Non solo: la bottega, frequentata a quei tempi da contadini che portavano grano e farina e prendevano in cambio il pane, veniva utilizzata come centro di primo soccorso, cisto che Oliviero era anche un infermiere.

Inoltre, il fatto di essere sede del primo telefono di Montemurlo (2318 il numero), costringeva il capostipite della dinastia Ciolini a rintracciare le varie persone nei dintorni in caso arrivasse una chiamata per loro, carabinieri compresi. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quei lontani anni ’20 e la bottega, che è sempre stata principalmente un forno e ha fatto la storia del paese, ha visto i soldati della seconda guerra mondiale, tedeschi o americani che fossero, fermarsi per cuocere i loro pranzi o per gustare un bicchiere di buon vino. Di padre in figlio, fu Giovannangelo Ciolini, erede diretto di Oliviero, già da piccolissimo ad avvicinarsi all’attività di famiglia, portando con la sua biciclettina il pane a tutte le famiglie della zona prima di andare a scuola. Dalla bicicletta Giovannangelo passò poi ad una vespa attrezzata con cassone, fino ad arrivare, intorno agli anni ’60, alla mitica Ape, con la quale arrivava fino a Prato con le consegne, senza dimenticare di fermarsi a Narnali per un taglio veloce dall’amico barbiere Nuti (padre dell’attore e regista Francesco). Attualmente sono i due figli di Giovannangelo, Luciano e Marzio, insieme con la mamma Libiana a mandare avanti con successo il panificio e l’alimentari in Via Scarpettini, puntando sulla qualità dei prodotti offerti e continuando a sfornare il pane, le schiacciate e i mitici “giangiolotti”, cantucci alla mandorla tipici della loro produzione grazie all’esperienza e le ricette tramandate di generazione in generazione. “Abbiamo scelto di rimanere un piccolo panificio-alimentari – spiega Luciano Ciolini – per curare direttamente ogni fase della lavorazione ed offrire prodotti di qualità ai nostri clienti. Ultimamente stiamo cercando di far innamorare della panificazione anche le nuove generazioni per questo siamo felici di appoggiare progetti interessanti nelle scuole del circondario e li accogliamo con premura durante le gite scolastiche al forno. L’attenzione e la cura dei dettagli fa la differenza e la gente ci ricambia con affetto immutato fin dagli anni ‘20”.


Madre delle Madri

Giovannangelo Ciolini

Forno Ciolini

Luglio 1880 - Pietro Ciolini, la moglie Giuditta e il piccolo Michelangelo, si trasferiscono da Cantagallo a Montemurlo, nel podere di valiano. Portano con se la madre acida per il pane in una cassetta di legno su cui è posta la data 1864. L’impasto madre veniva chiamato Maria Luisa, (da Maria Luisa d’Austria), perché, diceva Pietro, che a sua volta aveva sentito questa storia dai suoi nonni, veniva trattata come una regina

29 Agosto 1897 - da Michelangelo Ciolini e Teresa Berni nasce Oliviero che, riposto in una cesta vicino alla madia, già neonato, viene a contatto con l’impasto madre (Maria Luisa), del quale percepisce l’odore e ne viene quasi cullato. Il piccolo Oliviero non sa ancora che Austria ed impasto madre segneranno la sua vita futura.

24 Giugno 1915 - l’Italia è in guerra con l’impero austro ungarico e di lì a poco Oliviero viene chiamato al fronte.

17 Giugno 1918 - durante la decisiva battaglia del Solstizio Oliviero viene ferito gravemente da una cannonata che gli maciulla una gamba che verrà amputata sul campo. Nonostante questa ferita non smette di incitare i compagni, comportamento che gli varrà la medaglia d’argento al valor militare. Torna a casa, dopo una lunga convalescenza all’ospedale di Pescia. Dopo essere stato rifiutato dalla sua fidanzata, perché secondo quest’ultima senza una gamba non avrebbe potuto portare avanti una famiglia, conosce e sposa Rosa Colzi. Nel 1920 inizia il lavoro alla cooperativa di consumo della cassa rurale, dove svolge le mansioni più svariate e dove nel 1921 fa costruire da un certo Baldesi un forno a legna ed inizia l’attività di fornaio. La pasta Madre che utilizza è, ovviamente, la Maria Luisa. La madre è sempre stata accudita con amore dalle donne della famiglia Ciolini, come raccontava Pietro, che già bambino vedeva la nonna impegnata ad insegnare alla figlia, che insegnava alla nipote, e così via… in una catena ininterrotta di rapporti… da Madre a madre.

Oggi, nel 2016, l’impasto madre viene accudito dalla mamma Libiana. La “Maria Luisa” è senza dubbio la madre acida per pane toscano più antica in assoluto, e si avvia verso i 200 anni di vita. Il lievito madre non è qualcosa da sbandierare nelle vetrine dei negozi e sull’etichette, perché questo è di moda e fa vendere di più. Il lievito madre è un amico, creatura preziosa, che vive e cresce con il panificio e la famiglia, e ne recepisce gioie e dolori, strappi e carezze.

È come un segreto, qualcosa di intimo da tenere nascosto e protetto da occhi e mani indiscrete.

FORNO CIOLINI GIOVANNANGIOLO | 22, Via Scarpettini - 59013 Montemurlo (PO) - Italia | P.I. 02127450977 | Tel. +39 0574 689164 | Informazioni legali | Privacy | Cookie Policy
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